lunedì 9 febbraio 2015

Petrini: «L’Expo accolga a braccia aperte i contadini e i più poveri. La Carta di Milano non sia un mero documento, ma un vero inizio» - Slow Street Food: il panino - 1000 e una polenta

Petrini: «L’Expo accolga a braccia aperte i contadini e i più poveri. La Carta di Milano non sia un mero documento, ma un vero inizio»
carloExpo
Torniamo oggi a parlare della Carta di Milano, la convenzione che obbligherebbe i Paesi firmatari a ridurre del 50% gli sprechi di cibo entro il 2020 pubblicato nelle giovani News del 15 dicembre 2014 
Carlo Petrini è intervenuto durante l'incontro avvenuto a Milano in cui si è presentato il progetto ExpoIdee.
Petrini dice: «Il nervo scoperto che oggi sta mettendo in ginocchio milioni di contadini ha un nome conosciuto: si chiama libero mercato, che applicato al cibo sta generando uno sconquasso di proporzioni bibliche. E questo sia a casa nostra sia nel resto del mondo», «Con quale spirito andiamo verso Expo? Non possiamo concentrarci solamente sui milioni di turisti che arriveranno a Milano, ma dobbiamo occuparci di quei contadini e allevatori che vivono in sofferenza, del land grabbing che in Africa distrugge le vite di migliaia di contadini scacciandoli dalla loro terra, complici i governi canaglia. È sacrosanta la battaglia del made in Italy, ma dobbiamo aprire gli occhi al mondo, perché ci sono eccellenze in ogni angolo del pianeta. Questa è la visione che l’Expo deve fare propria». E continua con un auspicio: «Vorrei un’Expo più sobria, meno attenta ai grandi padiglioni, alla grande kermesse, ma che abbia anche il coraggio di dire le cose come stanno, che si apra ai contadini. Che accolga a braccia aperte anche gli umili, i poveri, perché loro più di altri hanno il diritto di venire all’Expo. E allora mi auguro che con un colpo di reni le persone che sono a questi tavoli facciano in modo che i prossimi giorni siano di confronto e di dialettica. Facciamola finita con questa separazione tra scienza ufficiale e saperi tradizionali: solo con il dialogo supereremo queste divisioni e costruiremo una prospettiva condivisa che ci farà uscire da questa situazione. Se non si cambia il sistema, ben difficilmente consegneremo alle prossime generazioni una speranza di vita degna. Quindi, che la Carta di Milano non sia un mero documento, ma un vero inizio».
Alla plenaria ha partecipato con un video messaggio anche Papa Francesco: «Oggi viviamo il paradosso dell’abbondanza: c’è cibo per tutti ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto e il consumo eccessivo sono davanti ai nostri occhi». Come sempre, Papa Francesco va dritto al punto, volgendo lo sguardo ai più deboli, e lascia alcuni suggerimenti pratici: «Diciamo no a un’economia basata su esclusione e disuguaglianza. Non è possibile che non faccia notizia un anziano che muore assiderato perché costretto a dormire per strada ma lo sia un abbasso di due punti della borsa. E siate testimoni di carità: lasciatevi guidare dalla dignità della persona umana e dal bene comune». E poi, rivolgendosi direttamente ai cuori, continua: «Siate coraggiosi, non abbiate timore di farvi coinvolgere per difendere la nostra Terra. Come mi ha detto un contadino qualche tempo fa: Dio sempre perdona le offese e gli abusi, gli uomini perdonano a volte, la terra non perdona mai. La terra non è un’eredità, ma un prestito che ci fanno i nostri figli perché noi la custodiamo e la proteggiamo». E conclude: «Chiedo a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità politica, economica e sociale di essere custodi di noi stessi e degli altri, non dobbiamo avere paura di custodire la terra con bontà e con tenerezza».
Chiude la plenaria Graziano Da Silva, direttore generale della Fao, che richiama le parole di Carlo Petrini, per poi puntare l’attenzione sul 2015: «Quest’anno c’è la scadenza degli Obiettivi del Millennio, e questa Carta di Milano non deve solo rappresentare un cambiamento retorico ma reale, dobbiamo tenere in considerazione gli Obiettivi del Millennio per raggiungere risultati concreti e una vera sostenibilità, che ci coinvolge tutti. Abbiamo bisogno di un dialogo aperto per effettuare la transizione dagli obiettivi del Millennio a quelli della sostenibilità»
leggi l'articolo completohttp://www.slowfood.it/21264/

Slow Street Food: il panino

Quando anche le riviste di moda e tendenze cominciano a occuparsi di cibo di strada, quello sano, autentico, non il junk food delle “solite” catene americane, non si può che pensare a un segnale positivo. Una di queste ha recentemente decretato primo in classifica tra le bontà da passeggio il Mac ’d Bra, panino nato proprio a Bra, provincia di Cuneo, i cui ingredienti sono tutti della zona: pane e insalata locali, la celebre salsiccia di vitello da mangiare preferibilmente freschissima e cruda, il formaggio bra Dop d’alpeggio. Ma il Mac ’d Bra, di recentissima ideazione (2009), è solo l’ultima di una sfilza di creazioni che da secoli, da Nord a Sud, soddisfano pancia e gola con una spesa contenuta. Restando in tema di panini e spostandoci a Firenze, è impossibile non assaggiare il panino con il lampredotto. Di che si tratta? Trippa, per la precisione l’abomaso bovino, cotta in brodo con le verdure e condita con olio di oliva extravergine e pepe nero. Dopo essere stata vuotata della mollica, la pagnottella (l’ideale è il tipico semelle) è intinta nel brodo aromatico in cui cuociono le listarelle di trippa, quindi è farcita con le medesime. 
Sono ancora le frattaglie le protagoniste di un’altra storica specialità, stavolta palermitana: parliamo del pani ca’ meusa, il pane con la milza. La muffoletta, un panino rotondo, molle e spugnoso, è farcito con fettine di polmone e milza di vitello precedentemente bollite in acqua salata e poi scaldate in tegame con lo strutto fuso. Ne esistono due versioni: schietta, cioè con la semplice aggiunta di poche gocce di limone, e maritata, cioè arricchita con listarelle di caciocavallo. Appartiene alla stessa tradizione il rarissimo panino col mussu, la testina di vitello lessata, tagliata a striscioline e condita con olio e limone. Anche le frittelle di ceci, le cosiddette panelle, sono una classica farcitura dei panini palermitani, spesso accompagnate dai cazzilli, sorta di sottili crocchette di patate aromatizzate con menta e prezzemolo.
Dove gustare queste specialità? A Firenze sono ancora tanti i chioschi presso cui trovare un panino con il lampredotto fatto a regola d’arte: Mario Albergucci in piazzale di Porta Romana, Mario Tato in piazza Alberti, Leopoldo Torrino in piazzetta del Bandino, il Trippaio di San Frediano in piazza de’ Nerli, il Trippaio di Sant’Ambrogio presso l’omonimo mercato di piazza Ghiberti.
Spostandoci a Palermo, riguardo al pane con la milza si va sul sicuro con Rocky in piazza Caracciolo, il chiosco di Porta Carbone sul curvone della Cala, Al chioschetto da Viviano in corso dei Mille angolo via Ingrassia, la friggitoria Antichi sapori palermitani in via Messina Marine 683. Quest’ultima è un ottimo indirizzo anche per il pane e panelle, così come Chiluzzo in piazza Kalsa 11, Davide in via Villa Sofia angolo via Croce Rossa, il Panellaro di Ballarò in piazza del Carmine angolo via Giovanni Grasso.
1000 e una polenta

l'evento che vi presentiamo questa settimana è organizzato dai noi ragazzi della Rete Giovane!!!!
si chiama "1000 e una polenta". 
Prendendo spunto dalla storia di Sherasad e da mais prodotto EXPO nasce l'evento dedicato alla polenta in cui vi proponiamo:
menu con 6 portate in cui l'ingrediente base è la farina di mais e tante storie sulla polenta a 25 euro per i soci giovani Slow Food, 30 euro per i non soci giovani Slow Food e soci non giovani Slow Food e 35 euro per non soci non giovani.
l'evento si terrà presso la Baita dei Saperi e Sapori brembani alle 20.00 venerdì 13 febbraio.
vi aspettiamo numerosi!!

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